Il sole dell'Uzbekistan Il sole dell'Uzbekistan Il sole dell'Uzbekistan Il sole dell'Uzbekistan Il sole dell'Uzbekistan

Il sole dell'Uzbekistan

Nadia

Venerdi 2 - sabato 3 maggio

Sotto una bella pioggia e un tempo che sembra novembre prendiamo il treno per Bologna e partiamo puntuali con la Turkish, sosta a Istanbul e arrivo a Taskent. il cui aeroporto sembra un gigantesco bazar. Due ore di estenuanti controlli, poi l’incontro col giovane Faruh che sarà la nostra guida, ottimo italiano e grandissima preparazione.  Inoltre le camere in hotel ci vengono assegnate in pochissimi minuti, una efficienza che contraddistinguerà tutto il nostro viaggio. A mezzogiorno, sotto un sole implacabile, iniziamo il giro della città visitando il Museo –Biblioteca Moyie Mubarek dove è esposto il Corano più antico del mondo, scritto da Osmar,risalente al VII secolo d. C., grandi pagine in pelle di daino. Splendida la piazza dove è situato, con le moschee e le madrasse dalle cupole istoriate in verde e blu. Dopo aver visto altre moschee, siamo in piazza Registan e al Bazar Chorsu, una finestra sulla vita della gente, e ci colpiscono le bancarelle che vendono luccicanti abiti da sposa e decorazioni per matrimoni. Al secondo piano le spezie, raccolte in ordinate e pulitissime “piramidi”, con begli effetti cromatici, davvero creazioni artistiche!

Siamo stremati, anche per il caldo, ma l’implacabile Faruh ci fa vedere ancora Piazza dell ‘Indipendenza e per ultimo il Museo delle Arti Applicate, situato in uno splendido palazzo con stanze superdecorate, con archi, nicchie, stucchi, coloratissimi soffitti, in uno sfavillio di oro, verde e azzurro. Ottima cena e meritato riposo.

Domenica 4 maggio

Trasferimento a Samarcanda nel comodo e grande bus, mentre Faruh ci inonda di informazioni, dal sistema istituzionale allo sport, dal sistema dell’istruzione alla situazione economica…Breve sosta per una gioiosa mangiata di fragole per strada. Lungo il percorso grande pianura con i contadini che preparano il terreno per il cotone, una delle coltivazioni più importanti, e tanti campi di fragole.

Aggiriamo la frontiera col Kazakistan e ci fermiamo per mangiare in un ristorante con le caratteristiche “barcasse”, dove ci si sdraia per mangiare. Molti tavoli di soli uomini, che mangiano spiedini di carne e vodka che offrono anche a noi. Cominciamo così a conoscere questo popolo gentile, educato,socievole, che ama il rapporto con gli stranieri e non chiede nulla in cambio, solo il piacere della reciproca conoscenza. E noi abbiamo due ambasciatrici eccezionali, Maria e Paola , che ovunque intrecceranno discorsi (in che lingua?!!)

Lungo la strada ci sono controlli frequenti di polizia. Faruh sul bus ci fa vedere molte vecchie foto che ritraggono famiglie, generali, bazar, strade…e così, attraverso le sue parole e le foto, ci immergiamo nella storia e nella vita di questo paese,così poco conosciuto da noi anche perché i suoi confini sono stati sempre incerti nel passato e si perde nell’insieme delle repubbliche ex sovietiche.

Alle 15 siamo a Samarcanda. La prima visita è la Tomba di San Daniele, mausoleo di fine ‘800, posto sacro per tutte le religioni, che contiene il sarcofago, di ben 18 metri, e che secondo “la leggenda della gente locale “, ( la prima di una numerosissima serie! ), si allunga di un centimetro l’anno e quando sarà arrivato a 40000 sarà la fine del mondo!

Quindi il Museo di Afrosiab, cioè della parte più antica della città, e infine buona cena.

Lunedi 5

Giornata strapiena!! Si comincia col Mausoleo di Tamerlano, in realtà, come parecchi dei monumenti di Samarcanda, molto ricostruito, anche se bellissimo da vedere. Un grande arco all’ingresso e dentro, la tomba verde scuro in uno splendido ambiente tutto decorato con versetti del Corano, in oro e azzurro, tra nicchie ed archi. Poi l’Osservatorio del nipote di Tamerlano, Ulughbek, bravo governatore e famoso scienziato. E ancora il favoloso viale dei Mausolei, Shah I Zinda, un viale straordinario, con circa 20 mausolei, che visitiamo man mano, tra molte donne anziane, coloratissime, in pellegrinaggio. Incredibile brillio ovunque: splendono le infinite decorazioni in maiolica, i grandi archi, i riquadri, i rombi, le cupole blu scuro e oro, le nicchie a profusione.

Non ancora domi, eccoci alla splendida Moschea Bibi Khanym della moglie cinese di Tamerlano e siamo al clou, la Piazza Registan, magnifica sia all’esterno, con le sue madrasse e moschee, sia negli ambienti interni, illuminati d’oro, d’azzurro e verde .Siamo in un mondo di favola, l’Oriente fastoso e pieno di mistero. Samarcanda, anche se troppo rifatta, è comunque una grande emozione!

Martedi 6 

Ci spostiamo alla città natale di Tamerlano, Shakhisabz. Bello il paesaggio:  tanti campi di cotone e grandi prati con papaveri rossi, filari di gelso, case di argilla e fango. Arrivati, visitiamo i due grandi edifici, il Palazzo Ak-Saray (1400 circa), in gran parte ricostruito, che ha di originale alcuni bellissimi mosaici e il pavimento; i colori dominanti sono il bianco, il blu e il turchese. Il secondo monumento è il mausoleo di Sheik Samseddin, piccolo complesso del 1400, detto “cupola azzurra” con dentro la cripta e la storia delle lotte per la successione. Un’altra testimonianza della magnificenza di questo straordinario e contradditorio personaggio, che, nomade, ruppe con la tradizione tribale e scelse la città, facendo di Samarcanda il centro di un enorme impero; incolto, molto distrusse ma fece costruire stupefacenti edifici ; attraverso la sua storia possiamo ricostruire un periodo, seconda metà del ‘300, della storia tormentata di questi  paesi. Durante il viaggio di ritorno, sostiamo in un villaggetto dove vendono tessuti di lana e ci offrono pane, uvetta e piccole meringhe, posto fuori del mondo, grande gentilezza, come sempre. La sera cena magnifica in hotel col pilov ( piatto nazionale a base di riso, con carne di montone, cipolla, carote, uvetta, ceci etc ) squisito e vino buono, cucinato in un calderone, il Kazan.

Mercoledi 7

Prima, giro al ricco bazar e un po’ di acquisti. Poi partiamo in direzione di Nurata. Lungo il percorso molti meleti (ordine del governo: qui tutto va per ordini, perfino le coltivazioni! ), poi il paesaggio muta di frequente, da stepposo a verde .Sosta a Nurata con un caldo notevole e qui pranziamo; un bel vecchio ci suona musica uzbeka e rifiuta qualsiasi mancia! Siamo ora nella regione della Battriana e Faruh racconta la storia di questa zona, attraversata da Alessandro Magno, che qui costruì una fortezza, di cui rimangono rovine. E si continua attraverso bei paesaggi, per il lago artificiale Aydarku,di acqua dolce,vicino alla frontiera del Kazakistan. Tutt’attorno nella steppa profumata pecore, cavalli, uccellini verdi e tantissime tartarughe, mentre autista e guide si fanno un bel bagno. Ripartiamo per il campo di yurte, le famose tende dei nomadi, un po’ di delusione perché sono troppe e troppo vicine, con un chiassoso gruppo di francesi. Per essere esperienza alternativa lo è : tende spartane, luce con le pile, cena sobria. Dopocena, tutti attorno al fuoco, un po’ di musica e poi rustica dormita nelle tende.

Giovedi 8

Sveglia presto (chissà perché!!) e cammellata nella steppa, turistica ma divertente. Si riparte in direzione di Bukhara e sosta per vedere un famoso centro della ceramica, Gijduvan,che non vale tanto, anche rispetto alle ceramiche già viste. Poi il minareto di Vabkent, alto più di 40 metri, che ha in alto una lanterna ad archi, decorata a maioliche blu-verdi.

Piccolo problema in hotel, subito risolto, e, prima della cena in una casa tipica, assistiamo alla preparazione del  pilov . La cena è buona con tutti quegli antipastini che stuzzicano l’appetito.

Venerdi 9

Una delle giornate clou nella bellissima Bukhara. Si comincia con Chor Minor, bel minareto che era il corpo di guardia di una madrassa rettangolare costruita nel 1807; il suo nome significa “4 minareti” perché quattro sono le torri, con decorazioni diverse l’una dall’altra. Poi il Mausoleo di Ismail Samani (IX-X secolo), e il Mausoleo Chasma Ayub; ancora la Moschea Bolo-Khauz (1712), bellissima! che ha davanti una specie di prostilo con alte colonne e capitelli lavorati splendidamente in verde, rosso e azzurro e uno stupefacente soffitto colorato in legno.

Quindi l’Ark, la cittadella, residenza dei reggenti del Khan di Bukhara, di cui vediamo la Moschea, vari musei,la sala delle cerimonie…E siamo nella Piazza Registan, di fronte alla fortezza, dove avevano luogo, nella tormentata storia di questo paese, le esecuzioni e dove furono giustiziati i due ufficiali inglesi, Stoddart e Conelly, nel “grande gioco”, ossia nella spietata guerra diplomatica che oppose per tutto l’Ottocento l’impero russo e quello inglese che si contendevano il dominio dell’Asia centrale.

Ancora la Moschea e il minareto Kalon, cuore e simbolo della città, talmente bello che perfino il feroce Gengis Khan lo risparmiò : ha 14 fasce decorate, l’una diversa dall’altra. E la Moschea Grande, con albero al centro e ben 288 colonne di legno a formare una galleria ,dove ci sono nicchie colorate.Poi la Madrassa Abdul Azyzkitan, con il coloratissimo esterno e piccole cupole al centro. Nel tardo pomeriggio spettacolo di danze e moda, poi cena.

Siamo quasi storditi per le tante e meravigliose cose viste oggi , si vorrebbe non dimenticare nulla.

Sabato 10

Lungo trasferimento (480 km.) verso Khiva. Percorriamo una delle linee della Via della Seta, vicini al fiume Amu Darya e alla frontiera del Turkmenistan. Inizialmente è una grande steppa, con qualche gregge sparso, poi diventa più sabbiosa e appaiono delle dune, siamo nel Deserto Rosso (che in realtà è una steppa marrone!). Breve sosta per il solito pranzo comunitario e casareccio, poi si riparte ed entriamo nella Repubblica autonoma di Karaka, antica terra di nomadi. Ci si ferma per vedere un castello fortificato, in un gruppetto rimaniamo giù per il gran caldo, ma riempiamo bene il tempo, ballando in un campo di yurte con alcuni suonatori che ci offrono anche vodka ! Bellissimo momento, quando si condividono emozioni con persone sconosciute, di una gentilezza e ospitalità quasi commoventi!

Altra fermata per salire su un altro castello; sono affascinanti questi antichi castelli nel deserto, dalle imponenti pareti di fango, nella zona dell’antica Corasmia.

Arrivati a Khiva, la magica Khiva, si passeggia nel buio e nel silenzio della notte, dopo cena, in questa intatta cittadella medievale. In basso le piccole case di fango e i vicoli tortuosi, in alto lo sfavillio dei minareti e delle cupole illuminati da una grande luna .E mentre col naso in su, aspettiamo, come dice Sara, di veder passare Aladino e il suo tappeto volante, il cuore si riempie di poesia e di emozione.

Domenica 11

Giornata straordinaria in una stupenda città. Siamo dentro la Cittadella, vicino alla Porta della Pietra, dove c’era il bazar degli schiavi. Le casine devono mantenere un’altezza massima di 15-18 metri, e devono essere sempre di paglia e argilla, sicchè sembra davvero di essere tornati nel Medioevo! Dopo aver osservato l’interessante mappa che traccia le principali linee della Via della Seta e aver appreso che noi in questi giorni abbiamo percorso 1330 km., incrociando ben tre di queste linee, cominciamo la visita della città. La madrassa di Ali Khan, la più grande del Khanato di Khiva, un edificio su due piani, decorato con maioliche blu, bianche e verdi, trasformato in hotel dove soggiorniamo! Poi lì accanto il minareto Kalta Minor, il “tozzo”, che si interruppe a solo 28 metri per la morte del Khan, colorato,bello, unico ad essere completamente rivestito con le mattonelle smaltate a vetro e con le maioliche. E ancora, la Kuhna Ark, la residenza “vecchia “del governatore, ricca di ambienti, harem zecca caserme, moschea e prigione. Tornati nella piazza, ecco la Madrassa di Mohammed Rakhim Khan, con decorazioni di mattoncini e maioliche e piccole farfalle verdi. Si prosegue col Mausoleo di Pahlavon Mahmud, patrono di Khiva, derviscio sufi, cioè di quelli che non potevano avere famiglia ma amavano solo Allah, considerato santo; qui vengono gli sposi, che vediamo, a prendere la benedizione. All’interno altissimo soffitto e tutto è maiolicato, con uno splendido effetto luminoso; dentro, la tomba del santo in un ambiente tutto oro e azzurro,tra nicchie, archetti, rientranze. E ancora madrasse e la Moschea Juma, magnifico tempio dalle 213 colonne in legno, una diversa dall’altra. E per finire in bellezza, il Palazzo Tosh-Hovli, la residenza “nuova” del governatore, bellissimo complesso che ha ben nove cortili, e tutto brilla di maioliche colorate, il più importante edificio del XIX secolo.  Esausti, ma entusiasti, usciamo ancora per salire sulle mura che circondano la cittadella, bella vista e poi ottima cena.

Lunedi 12 /  martedi 13

Giorno libero e in gruppetti ripercorriamo le cose più belle viste, un po’ di shopping finale   Cena e partenza per Taskent, dove si dorme poco perché la partenza è presto. A Bologna siamo alle 18,45, bus puntuale e alle 20,30 siamo a casa.

E ripenso ai tormentoni del nostro viaggio che ci hanno fatto tanto ridere: “gli occhi sessuali”, “le pecore di culo e le pecore di coda”, “la leggenda immancabile della gente locale”, “l’abbiamo deciso”…( come se Faruh fosse un tutt’uno col presidente!), “il bisnonno Tamerlano”, “il muse…O”,”il mausole…O”…

E a questo bellissimo paese, terra di carovane, di deserti, di nomadi, di steppe e montagne, lungo la mitica Via della Seta dove si susseguirono  turchi, arabi, mongoli, persiani… E rivedo  gli imperi nomadi, i selvaggi Khan che corrono con i loro cavalli al vento della steppa, l’orda d’oro di Gengis Khan, e il grande, l’inarrivabile, l’idolatrato Tamerlano, le cui gesta segnarono profondamente la storia di questo paese.

E ovunque lo scintillio dei minareti, dei mausolei, delle madrasse e delle moschee, il gioco del turchese, del verde, del blu e dell’oro, le infinite decorazioni a maioliche, le cupole, gli archi, le nicchie: un Oriente ricco e raffinato, una mescolanza fantastica di culture e popoli diversi. E la nostra bravissima guida Faruh, con il suo apprendista Akbhar, l’alunno di Maria che gli ha insegnato l’italiano con enorme pazienza, e i giovani studenti che ci hanno accompagnato in alcuni giorni  per apprendere, gentili, sorridenti, mai invadenti…

Un popolo gentile, accogliente, dignitoso; città ordinate e pulite, un’efficienza ( di stampo sovietico?) notevole, un viaggio ricco di cose e di grandissima armonia nel gruppo dove “vecchi” e “nuovi” si sono perfettamente integrati.

Siamo stati davvero bene!!! Sarebbe bello tornarci. Nadia R.

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